domenica 17 gennaio 2021

Può il Governo di una Nazione farsi inerte dinanzi alla NON PROTEZIONE degli anziani? / Lettera aperta a Presidente del Consiglio e Ministri

Priorità nelle Vaccinazioni anti-Covid e Diritto degli Anziani alla Vita

di Iole Natoli

 

by YusufSangdes per it.freepik.com, rielaborazione di Iole Natoli

LETTERA APERTA al Ministro della Salute, al Presidente del Consiglio, al Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie e al Viceministro della Salute.

Egregio Presidente del Consiglio, Egregio Ministro della Salute, Egregio Viceministro della Salute, Egregio Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie -

Ci rivolgiamo a Voi perché le pressioni del mondo della scuola e di alcuni esponenti politici per una sovversione delle priorità delineate nel Piano Strategico dell’Italia per la Vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 del 2 dicembre 2020, unitamente alla bozza del Piano strategico-operativo di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023, elaborata dal Ministero della Salute, sono fonte di preoccupazione e di allarme più che giustificato tra gli anziani, specie tra quelli della fascia d’età 79-60.

A tal proposito segnaliamo che:

a) dare la precedenza al personale tutto della scuola al solo fine di evitare la DAD, contrasta con la tabella 2 delle categorie prioritarie individuate e soprattutto coi principi enunciati nel documento del 2 dicembre 2020, che si allinea alle raccomandazioni e strategie UE di contrasto alla pandemia per gli Stati membri - nonché a quelle del Regno Unito, degli USA e di molti altri Paesi tra cui il Canada e l’Australia - nel privilegiare, in una fase di alta circolazione virale, la riduzione di mortalità e morbilità nonché di sovraccarico delle strutture sanitarie, attraverso la precedenza nella protezione delle categorie più a rischio e/o di importanza essenziale che sono: gli anziani di età superiore agli 80 anni, gli operatori sanitari, immediatamente dopo gli anziani di età compresa fra i 60 e gli 80 anni (tra i quali risulterebbe automaticamente già inclusa una parte degli insegnanti) e le persone con comorbilità;

b - il contenuto della recente bozza del Piano strategico-operativo per una pandemia influenzale - in cui si legge che “quando la scarsità rende le risorse insufficienti rispetto alle necessità, i principi di etica possono consentire di allocare risorse scarse in modo da fornire trattamenti necessari preferenzialmente a quei pazienti che hanno maggiori probabilità di trarne beneficio"- costituisce una direttiva che, se estesa com’è presumibile possa accadere all’infezione pandemica in corso, colpirebbe i soggetti più anziani e quelli a rischio per comorbilità, i quali soccomberebbero in massa finché non protetti dalla vaccinazione.

Ci appare pertanto necessario avanzare le seguenti obiezioni.

1 - Destinare vaccini adatti alle fasce di età più avanzata a una vaccinazione anticipata di altri soggetti significherebbe sottrarre deliberatamente agli anziani le risorse di cui questi necessitano, specie se fosse vero, come si afferma, che alcuni dei vaccini ancora da ottenere NON presentino per gli anziani la stessa percentuale di protezione che assicurerebbero invece a individui di età inferiore.

2 – La vaccinazione degli anziani della fascia 60-79 e delle persone a rischio, con le priorità indicate nel documento del dicembre 2020 citato, avrebbe quale conseguenza lo svuotamento celere delle terapie intensive e la riduzione dei ricoveri ospedalieri per Covid-19. Rinviando a data da destinarsi la vaccinazione di tali soggetti, le terapie intensive rimarrebbero invece intasate e la “scelta” dei pazienti da trattare e salvare diventerebbe una prassi abituale di selezione, ovvero un esercizio di violenza sugli anziani che contrasta con i principi della Costituzione e con l’inviolabilità e la dignità della persona sancita dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, nonché da innumerevoli trattati internazionali a cui l’Italia aderisce.

3 – Le pressioni per la modifica delle priorità individuate per fronteggiare questa pandemia conseguono a una serie di ritardi ed errori (tra cui quelli legati ai trasporti), di sicuro non solo italiani, di cui però si vorrebbe far pagare alla categoria più debole un prezzo ben più alto e irreversibile di quello che potrebbe pagare il mondo della scuola, qualora, nel peggiore dei casi, si dovesse fare ricorso ancora per molti mesi alla DAD.

In un’intervista concessa a Giovanni Floris per la trasmissione “Di Martedì”, andata in onda il 13 gennaio, il Presidente della Corte Costituzionale, Giancarlo Coraggio ha citato il principio di solidarietà contenuto nell’art. 2 della Costituzione come faro per l’orientamento della strategia vaccinale, in sinergia con l’art. 32 che definisce la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività. Ha anche incidentalmente definito la questione dei trasporti come “il collo di bottiglia” in cui si è incastrata la gestione della pandemia e ciò proprio in relazione al problema scuola. Quanto al diritto all’istruzione, di cui all’art. 34, l’esimio costituzionalista ha messo in luce come questo non sia da considerare violato da un’interruzione temporanea delle attività didattiche per ragioni di effettiva emergenza, come quella sanitaria attuale.

Rileviamo da parte nostra che in Italia un’interruzione prolungata delle attività didattiche non si è verificata grazie al ricorso alla DAD, pratica che è indubbiamente disagevole ma tra il disagio e la morte esiste un'abissale differenza.

Dalle dichiarazioni di qualche Sindaco e di un Presidente di Regione, abbiamo appreso che ultimamente si è provveduto a incrementare localmente il numero dei mezzi disponibili per il trasporto degli studenti e a impedire l’assembramento alle fermate e agli ingressi negli edifici scolastici con l’impiego di vigilantes volontari, ovviamente selezionati allo scopo.

Se questa strategia – che sarebbe stato doveroso attivare ben prima – dovesse apparire sufficiente a garantire il buon funzionamento della scuola in presenza, come dimostrerebbe il bassissimo numero di contagi registrati, secondo quanto affermato, ad esempio, dal Presidente della Regione Toscana, allora si opti per queste soluzioni con urgenza e su tutto il territorio nazionale, invece di dichiarare platealmente di voler sovvertire le priorità.

Se invece detta strategia non fosse considerata o non dovesse dimostrarsi bastevole, nei mesi a venire che precedono la vaccinazione degli insegnanti - categoria inserita tra quelle essenziali, che però nel documento del 2 dicembre 2020 citato segue e non affianca o precede le prioritarie poste in tabella - si ricorra ancora alla DAD sino alle ultime fasi dell’anno scolastico e accademico, al fine di garantire che gli insegnanti, in perfetta salute conservata, possano gestire in presenza gli esami evitando così la cancellazione di un anno scolastico, evento che determinerebbe senza dubbio un vulnus del diritto dei giovani all’istruzione, anch’esso costituzionalmente garantito.

È infatti evidente che la vaccinazione degli insegnanti anche giovani, in qualunque momento si voglia pensare di attuarla, serve a preservare la loro funzione e non ad arginare la pandemia. I ragazzi si contagiano tra loro nella vita quotidiana ANCHE AL DI FUORI dell’ambiente scolastico e possono continuare a far circolare l'infezione nella comunità indipendentemente dall’eventuale immunità dei docenti.

Ogni rinvio è un incremento di danno per le categorie prioritarie rinviate e quanto abbiamo fin qui evidenziato assume una drammaticità maggiore a causa dell’aumento dei rischi di cui ultimamente hanno avvertito il Paese alcuni virologi. La pandemia è prossima a diventare fuori controllo, apprendiamo dal Prof. Andrea Crisanti, ordinario di Microbiologia all'Università di Padova, invitato da Corrado Formigli a Piazzapulita il 14 gennaio 2021. La possibilità che l’intero progetto vaccinale si riveli inadeguato, in quanto le vaccinazioni si stanno svolgendo in tempi di alta diffusione del virus, non abbattuta da misure più drastiche e durevoli delle attuali, è uno spettro con cui occorre confrontarsi al più presto. Dichiarazioni allarmate non dissimili sono state espresse dall’infettivologo Prof. Massimo Galli e dal Prof. Walter Ricciardi, del comitato esecutivo dell’OMS.

Non è tempo di esser compiacenti. Non possiamo permetterci ritardi, slittamenti, concessioni a questo o a quel settore che contesti, a questa o quella richiesta di aperture - ragionevoli o spesso sconsiderate - quando la casa brucia. I pompieri nella situazione attuale siete Voi e dunque sta a Voi e non ad altri fare di tutto per domare l’incendio.

Tornando allo scardinamento delle priorità ventilato e a conclusione di quanto fin qui esposto, in qualità di membri della “Rete per i Diritti Costituzionali degli Anziani in tempi di Covid-19” poniamo al Presidente del Consiglio e ai Ministri le seguenti domande.

·      Il Governo italiano considera eticamente accettabile l’eventualità di programmare migliaia ancora di morti tra gli anziani tra i 60 e i 79 anni e gli altri soggetti a rischio per comorbilità, rinviando a tempo indeterminato la loro protezione vaccinale?

·      Intende il Governo italiano contravvenire a principi e pratiche sancite in ambito mondiale introducendo una duplice penalizzazione di tali soggetti, violandone il diritto alla salute e alla vita sino a causare  - non nascondiamoci dietro a un dito - una strage?

·      Rinuncerebbe sostanzialmente lo Stato all’autonomia decisionale che la Costituzione gli riserva in tutte le situazioni di emergenza, per cedere ai tanti mal di pancia espressi da Presidenti di Regione ansiosi di distrarre l’attenzione da frequenti e colpevoli mancanze, sacrificando con leggerezza la vita di vittime predestinate innumerevoli?

Augurando al Governo un sereno e fruttuoso lavoro e rimanendo in attesa di una risposta ai quesiti, porgiamo intanto i nostri migliori saluti.

Iole Natoli (giornalista)
e Lidia Pola, Maria Grazia Campari, Sandra Gomiero, Annamaria Gobbetti, Irene Maria Ferraro, Giovanni Cutolo, Maurizio Ballotti, Daria Gonzatti, Laura Martini, Renata Del Sal, Marina Bergamaschi.

Milano, 17/01/2021
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Nota: immagine creata da YusufSangdes per it.freepik.com, rielaborata da Iole Natoli

Riferimenti linkati nel testo:

 

1 - Piano Strategico dell’Italia per la Vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 del 2 dicembre 2020

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2986_allegato.pdf

2 - Bozza del Piano strategico-operativo di preparazione e risposta a una pandemia influenzale (PanFlu) 2021-2023:
http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1047140.pdf

3 - raccomandazioni e strategie UE di contrasto alla pandemia per gli Stati membri
https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/covid-19-vaccination-and-prioritisation-strategies-eueea?fbclid=IwAR1MVl8YuGTI2vF6Yz0zS7LNgESwF_R0T2sXsCvff_jddlzMvZZ7gBgmjLQ

 

4 - strategia vaccinale Regno Unito - linee guida
https://www.gov.uk/government/publications/priority-groups-for-coronavirus-covid-19-vaccination-advice-from-the-jcvi-30-december-2020

5 - strategia vaccinale USA -linee guida
https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/vaccines/recommendations-process.html

6 - strategia vaccinale Canada - linee guida
https://www.canada.ca/en/public-health/services/immunization/national-advisory-committee-on-immunization-naci/guidance-key-populations-early-covid-19-immunization.html
 
7 - strategia vaccinale, Australia - linee guida
https://www.health.gov.au/initiatives-and-programs/covid-19-vaccines/getting-vaccinated-for-covid-19/who-will-get-the-vaccines

 

8 - Intervista di Giovanni Floris col Presidente della Consulta (Di Martedì, 13 gennaio 2021)
https://www.la7.it/dimartedi/video/giovanni-floris-intervista-il-neo-presidente-della-corte-costituzionale-giancarlo-coraggio-13-01-2021-359103

9 - Intervista di Corrado Formigli col Prof. Andrea Crisanti (Piazzapulita, 14 gennaio /2021)

https://www.la7.it/piazzapulita/rivedila7/piazzapulita-puntata-del-14012021-15-01-2021-359624?fbclid=IwAR2nT-RX2ZtiDzZTlJYJ0LFhGdnPVqRvBwdRcZdglvdwtcrXGuBQVrVNyWk

 

10 - Dichiarazioni del Prof. Massimo Galli del 15 gennaio 2021, riportate dal sito iltempo.it

https://www.iltempo.it/attualita/2021/01/15/news/massimo-galli-laria-che-tira-regioni-colori-zona-arancione-parametri-indice-rt-25877331/

 

11 - Dichiarazioni del Prof. Walter Ricciardi del 15 gennaio 2021, riportate dal sito il meteo.it

https://www.ilmeteo.it/notizie/coronavirus-chiudiamo-tutto-per-1-mese-oppure-sar-una-strage-torna-a-parlare-il-prof-walter-ricciardi-174808

 

 

 

martedì 10 novembre 2020

Lettera aperta al Presidente della Repubblica - #Covid19, Libertà e Diritti degli anziani

Limitazioni forzose delle libertà personali degli anziani e diritto di ciascun cittadino alle cure

di Iole Natoli

 


 

 

Egregio Presidente Mattarella,

consapevoli della sua attenzione al clima sociale e della sua conoscenza specialistica della nostra Costituzione e delle leggi, avvertiamo il desiderio di esprimerle il nostro allarme per talune proposte su possibili limitazioni forzate delle libertà personali degli anziani, dunque solo di una “categoria” di cittadini, che cozzano coi diritti garantiti a tutti dalla nostra Carta Costituzionale.

Peraltro, oggi non si tratta più di discussioni più o meno da diporto o di tweet offensivi e infelici, no. Si è cominciato con iniziative in tal senso, di cui noi non intravediamo la legittimità e che di conseguenza ci preoccupano.

Ci riferiamo in particolare all’Ordinanza n. 270 del 3 novembre emanata dalla Sindaca del Comune di Volturara Irpina (Av), con la quale si impongono restrizioni esclusive “a tutte le persone di età superiore ai 70 anni o affette da patologie croniche”. Il fatto che alcune o tutte le restrizioni ivi elencate possano eventualmente corrispondere a quelle che il Governo o le Regioni – e, supponiamo, perfino i Comuni – hanno facoltà di disporre per TUTTI i cittadini non cancella la natura della nostra “perplessità” al riguardo, in quanto la limitazione a una categoria (oltretutto grossolanamente individuata, per i motivi che risulteranno evidenti più avanti) ci sembra possa configurarsi come discriminazione, inaccettabile nonché dannosa per la categoria suddetta.

Signor Presidente, noi non siamo costituzionalisti, ne consegue che potremmo sbagliarci; tuttavia alcune osservazioni, espresse da soggetti che invece lo sono, supportano autorevolmente la nostra percezione di incostituzionalità di provvedimenti restrittivi settoriali.
Un parere ci è parso particolarmente chiaro, quello del Prof. Vladimiro Zagrebelsky - ex giudice della Corte europea dei diritti dell'uomo – di cui abbiamo appreso da un articolo su “
La Stampa” del 14 aprile 2020.
Scrive il «Prof. Zagrebelsky: «Ogni scelta che faranno le autorità pubbliche dovrà rispondere a criteri di ragionevolezza e proporzione, considerando che le libertà dei cittadini possono essere ristrette nella sola misura del necessario. Limitazioni irragionevoli o esorbitanti si tradurrebbero in abusi discriminatori, inammissibili nel regime delle garanzie liberali disegnato dalla Costituzione».
Ancora: «Secondo la Costituzione, la legge può limitare la libertà di circolazione per motivi di sanità. Ma si tratta della sanità pubblica, messa a rischio dalla circolazione delle persone.  Invece ora si vorrebbe imporre a un gruppo di persone un comportamento prudente per se stesse, non rispetto alla sanità pubblica. Si faccia invece opera di informazione sui rischi, si offra a chi ne ha bisogno opportunità di sostegno, come si fa consigliando agli anziani il vaccino antinfluenzale. Ma non si violi la libertà di cittadini adulti, capaci di scegliere per sé cosa fare e cosa rischiare (magari sentendo il proprio medico)».

Ora, chi suggerisce di applicare misure restrittive di tipo selettivo motiva tale proposta discriminatoria basandosi sulla maggiore mortalità per Covid-19 riscontrata nei soggetti anziani.
È un taglio argomentativo già contestabile a prescindere dall’eccezione di costituzionalità sollevata, perché la maggiore gravità del decorso infettivo accompagnata da una maggiore mortalità non è stata riscontrata nell’intero universo degli anziani ma solo in quello assai più ristretto degli anziani-con-serie-patologie-pregresse. Siamo dunque in presenza di un caso manifesto di individuazione gravemente approssimata di un universo a cui si vorrebbero applicare restrizioni, per noi illegittime su tutta la linea.

Riportiamo qui alcuni brani inseriti - come quelli del Prof. Zagrebelsky - nella Petizione#Covid19 e restrizioni selettive. I diritti costituzionali degli anziani”, che ha raggiunto oggi 26.021 firme e che è già stata portata a conoscenza del Presidente del Consiglio e di vari componenti del Governo e del Cts.

In data 15 aprile 2020, così scriveva su La Stampa Giuseppe Salvaggiulo: “Enrico Bucci, professore di biologia all' università Temple di Philadelphia, è contrario perché la probabilità di infettarsi non dipende dall' età, ma da fattori come «professione, densità di popolazione del luogo di residenza, abitudini sociali».
Nello stesso periodo,
come riportato da un articolo del 15 aprile 2020, Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società italiana di gerontologia, invitava a «valutare con equilibrio gli effetti fisici e psichici che la quarantena sta già producendo sugli over. Se sono in buona salute, hanno un profilo di rischio inferiore a quello di un cinquantenne fumatore». 

Particolarmente esplicite ci sono apparse poi le parole del Prof. Roberto Bernabei, Geriatra del Policlinico Gemelli di Roma nonché membro del CTS, che intervistato il 5 novembre da Corrado Formigli a Piazza Pulita (nel video da 1:08:04/34 a 1:09:29) così diceva. «Stare a casa ammazza come il virus. Stare a casa ti fa diminuire i muscoli, la massa magra, si chiama sindrome da allettamento, sindrome da non movimento, che è letale, perché esser vecchi vuol dire esser senza muscoli, se lei glieli toglie - non sto parlando nemmeno dei fatti psicologici che possiamo immaginarci, ci riempiamo la bocca - semplicemente cadono i muscoli e cadi morto perché non ci hai più l’alimento, la benzina della tua vita di tutti i giorni».

Per parte nostra, proponiamo alcune riflessioni:
1 -  va tenuta nel dovuto conto la relazione tra disturbi dell’apparato muscolo scheletrico e l’assenza di movimento negli anziani, ai quali l’attività fisica viene consigliata anche per contrastare l’osteoporosi e il rischio di fratture (
Humanitas);
2 - va tenuta nel debito conto la relazione, indicata anche su varie pagine del sito sulla salute del Governo italiano (
qui, qui e qui) tra ridotta attività fisica e insorgenza di diverse patologie che colpiscono in maggioranza gli anziani. Tra le prevalenti troviamo l’Alzheimer;
3 - gli anziani non contagiano più degli altri soggetti e pertanto la popolazione anziana non pone a rischio la salute pubblica più della popolazione rimanente. I maggiori diffusori del virus (oltre a quei positivi consapevoli che violano le misure di precauzione previste) sono i soggetti asintomatici, che sono più frequenti tra i giovani. A tal proposito abbiamo appreso da un’intervista al Prof. Remuzzi del Mario Negri di Milano - Piazza Pulita
puntata del 29.10 - che una recente ricerca spagnola in via di pubblicazione avrebbe individuato nei giovani tra i 20 e i 29 anni i soggetti con più alta carica virale, ovvero, tradotto in linguaggio meno schermato, i soggetti che determinano la massima diffusione del contagio. Bene, quanto appare ragionevole – al di là, ripetiamo, dell’eccezione di costituzionalità – che si rinserrino in casa coloro che il contagio lo subiscono e non coloro che lo propagano?

Ciò che ha determinato quest’improvvisa passione per gli anziani, di cui la nostra società ha sempre mostrato di disinteressarsi ampiamente, è l’evidenza che l’infezione da Covid19 in forma grave colpisce soprattutto questa “classe” di persone, che il decorso della malattia è particolarmente lungo, che la lunga permanenza nei settori dedicati degli ospedali rischia di mandare nuovamente in tilt i reparti di terapie intensive.
Detto diversamente, l’incapacità dei governanti succedutisi negli anni di salvaguardare il sistema sanitario pubblico, la loro smania di decimarne a colpi di machete l’efficienza con la riduzione selvaggia anche del personale specializzato, oggi drammaticamente necessario, fa sì che si voglia “rimediare” con una buona dose di ipocrisia danneggiando tutta la popolazione anziana, anche quella che, prendendo spontaneamente tutte le precauzioni necessarie, di Covid19 non si infetta e dunque in ospedale non ci va.

Questo benché poco si sia voluto o saputo fare per arginare a monte la reale diffusione del contagio applicando a tappeto le sanzioni previste per le varie forme di inadempienza.
Che l’incapacità di trovare soluzioni appropriate possa generare iniziative discriminatorie, dopo gli assembramenti festaioli da allegre brigate che abbiamo visto in diverse città e in alcune località sciistiche, suona oltretutto come beffa. Perché, infatti, la situazione si è aggravata e a opera di chi?
Il Prof. Pesenti della clinica Mangiagalli di Milano, intervistato per la trasmissione “Oggi è un altro giorno” del 2 novembre (
1:29:32 del video) sulla questione età e sul lasciare a casa gli anziani, così risponde: “Mah, non mi sembra che gli anziani si infettino andando al bar a bere gli aperitivi con gli amici o con le fidanzate, se però è così allora lasciamoli a casa!”.

Si vuole con questo concludere che la necessità di non intasare i posti di terapia intensiva da Covid19 e quelli di terapia intensiva in generale non sia OGGI un’esigenza primaria da fronteggiare con la massima urgenza?
No, non è questo ciò che noi qui sosteniamo. Al contrario, riteniamo che OGGI, vista l’urgenza, occorre che si accorci il più possibile la permanenza di TUTTI i malati di Covid19 negli ospedali e che si provveda con tempestività (già tardiva) a reperire strutture protette alternative dove curare i malati in fase decrescente, che abbisognano, sì, delle cure ma non di quelle che solo gli strumenti specifici delle terapie intensive consentono.
È già stato fatto, sia pure parzialmente, a Roma col reperimento di una o più strutture alberghiere; non sappiamo se sia stato realizzato anche in altre parti d’Italia. Lo si faccia in maniera massiccia, garantendo anche il massimo CONTROLLO di tali strutture affinché non si trasformino in ghetti abbandonati a se stessi, e si eviterà non soltanto di portare al collasso, come già sta accadendo, i reparti ospedalieri e il personale sanitario ma altresì di CANDIDARE ALLA MORTE gli anziani,
come ad esempio risulta stia facendo la Svizzera e come da alcune testimonianze ascoltate in Tv parrebbe sia avvenuto anche in Italia, per scelte inammissibili sul piano costituzionale e morale, in un Paese che spera di potersi ancora definire un “civile” Stato di diritto.

RingraziandoLa per l’attenzione che vorrà dedicarci, Le esprimiamo la nostra fiducia e i nostri deferenti saluti.

Iole Natoli - giornalista pubblicista

Milano, 10.11.2020

Aderiscono fin d’ora alla Lettera:

Maria Massardi

Maria Letizia Maggio

Pasquale Venafro

Daria Gonzatti

Maria Milani

Caterina Venza

 

Aderiscono alla Lettera dopo l'invio postale al Presidente:

Marinelli Nazzareno

Gaetano Maria Ferri 

Ekaterina Menchetti 

Valentina Talamonti 

Ambra Leoncini 

Anna Maria Gobbetti - Milano 

Renata Del Sal - Monfalcone 

 

lunedì 12 ottobre 2020

Lettera aperta al Governo - INCOLUMITÀ dei PEDONI e RESPONSABILITÀ delle ISTITUZIONI - Servono TARGHE a MONOPATTINI e BICI


Per il DIRITTO ALL’INCOLUMITÀ DEI PEDONI, TARGHE A MONOPATTINI E BICI
Iole Natoli

 


 

 

LETTERA APERTA

Al Presidente del Consiglio,
alla Ministra delle Infrastrutture
e dei Trasporti,
al Ministro per gli Affari Regionali
e le Autonomie
e ai Presidenti di tutte le Regioni

 

SALVAGUARDARE L’INCOLUMITÀ DEI PEDONI CON TARGHE A MONOPATTINI E BICI, ai sensi degli artt. 2 Cost., 575 c.p., 582 c.p., 2043 c.c.

Egregio Presidente del Consiglio, Egregia Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti, Egregio Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie,

Da tempo i PEDONI sono stati forzosamente SFRATTATI dai MarciaPIEDI, che si sono tramutati in MarciaRUOTE su cui i conducenti abusivi di veicoli a due ruote, motorizzati o meno, tollerano a malapena che qualcuno osi ancora camminare sui propri piedi.

L’invasione massiccia di Monopattinisti e Ciclisti degli spazi riservati ai Pedoni non ha solamente come effetto la fine dell’idea di passeggiata, costituendo pertanto una limitazione del tutto arbitraria della libertà dei singolise quando cammini devi stare sempre all’erta, guardando avanti, a destra, a sinistra e anche dietro mentre fai un passo, ti viene voglia di startene a casa –, ma costituisce anche un serio pericolo per l’incolumità personale e pubblica che lo Stato ha il DOVERE di sventare.

Per semplificare, alcune domande: come pensate che il cittadino investito da un monopattinista o da un ciclista che transita su un marciapiedi e che, così facendo, “cagiona” all’investito “un danno ingiustopossa ricorrere a un tribunale civile, per ottenere che “colui che ha commesso il fatto” sia obbligato “a risarcire il danno” (2043 c.c.)? Come fa l’investito o un testimone a identificare un investitore, interessato - al 90% delle probabilità - a fuggire? Come può un qualsiasi Governo o Parlamento permettere che l'abuso si verifichi? Non sorge ai suoi componenti il sospetto di divenire, per inerzia operativa, corresponsabili del possibile danno, di natura penale e civile?

Si vuole proprio che le pene previste dall’art. 582 c.p. per chi procura lesioni siano inapplicabili? Beh, al momento nelle situazioni in oggetto lo sono per la mancanza di riconoscibilità dei veicoli di cui qui si sta trattando. Non basta appellarsi alla “buona educazione” e al “buonsenso”, come non basta a evitare altro genere di reati.
Cosa può e deve fare, dunque, nell’immediato un Governo o un Parlamento che sia appena responsabile?

In primo luogo, istituire le targhe per TUTTI i veicoli a due ruote che attualmente ne sono sprovvisti (dunque per monopattini e per bici), affinché i cittadini possano identificare a vista coloro che, contravvenendo alle regole, li pongono a rischio e possano eventualmente fotografarli e segnalarli con documentazione specifica a un Tribunale, in caso di danno, o alla Polizia Locale, che, benché piaccia considerarla onnipotente e onnipresente, da sola non riuscirà mai a fronteggiare il fenomeno, data la diffusione macroscopica degli abusi e il limitato numero di agenti effettivamente preposti al servizio.

 Poi, acquisterà un senso la decisione di ricavare nuove piste ciclabili sulle strade e persino sui marciapiedi più larghi delle diverse città, purché sempre delimitate da un cordolo, per garantire la non invasione delle zone riservate agli automezzi o ai pedoni da parte di monopattinisti e ciclisti in vena di sottrarsi al prevedibile affollamento di tali piste. Le autorità locali competenti potranno anche, se credono, mettere a soqquadro la pavimentazione di molte strade urbane per adattarle ai veicoli a due ruote, ma tutto ciò non esime Governo e/o Parlamento dall’emanare il provvedimento che si chiede: l’identificabilità di TUTTI I VEICOLI, eventualmente anche con le ali, mediante targhe. Ovviamente ciò richiederà l'istituzione di un Registro - che esiste già in altri Paesi (e quand'anche così non fosse, sarebbe il caso di essere i primi, una volta tanto, in qualcosa!) - ma riteniamo che l'Italia ne sia ampiamente capace e che non collasserà per questo.

La targa non servirebbe solo per una sanzione post- infrazione, ma sarebbe anche un mezzo dissuasivo utile a contenere realmente il fenomeno, che non è solo l’invasione dei marciapiedi ma anche la guida spericolata su strada, come attestano i numerosi incidenti che provocano nelle autorità preposte solo o quasi l’idea minimale dell’obbligo del casco.

L’impunità garantita è il primo indice di incremento dei reati. Lo è anche di tali infrazioni, che si trasformano inevitabilmente in reati, in caso di seri danni o di morte della persona.

 


Ciò che unitamente ad altri Vi chiedo non contrasta col fatto che per gli utenti delle due ruote non sia prevista una patente di guida. La responsabilità individuale, infatti, non viene cancellata dall’assenza di uno specifico permesso. Non è nemmeno in contrasto con la giovane età di alcuni utenti. Di qualsiasi infrazione commessa da un minore, che si ritiene non possa risponderne personalmente, rispondono i suoi legali rappresentanti, ovvero i genitori.

In calce, rif. a una Lettera aperta (1) inviata esattamente tre mesi addietro a questo Governo.

Distintamente,

Iole Natoli
Giornalista

Milano, 12/10/2020

(1)  http://bricioledipolitica.blogspot.com/2020/07/targhe-per-bici-e-monopattini-lettera.html

 

 

venerdì 17 luglio 2020

MODULI E DOCUMENTI PERSONALI DEI MINORI / LETTERA APERTA alle Ministre Lamorgese, Bonetti e Azzolina e al Dott. Soro, Garante per la Privacy

PADRE, MADRE, GENITORE… et similia
 di Iole Natoli
Egregie Ministre Lamorgese, Bonetti e Azzolina ed Egregio Presidente Soro,
buongiorno.
Ringrazio già in apertura per l’attenzione che vorrete dedicare a questa lettera, ritenendo di poter contare su un vostro cortese esame dei concetti qui espressi e della proposta in essa contenuta, che differisce dalle richieste avanzate in proposito dall’on. Cirinnà.
La presenza delle parole “padre” e “madre” o “genitore 1 e 2”, sui moduli e documenti che accompagnano la vita dei bambini, ha suscitato anni fa discussioni anche accese, per le più svariate motivazioni.
Il fatto che prima delle disposizioni varate dall’allora Ministro Salvini si fosse optato per quel “genitore e genitore”, numerato o meno, non significa automaticamente che quella sia stata la migliore delle soluzioni che già in precedenza sarebbe stato possibile adottare.

martedì 7 luglio 2020

TARGHE per BICI e MONOPATTINI / LETTERA APERTA PER IL GOVERNO

TOGLIERESTE le TARGHE alle AUTOMOBILI se soltanto DIVENTASSERO ELETTRICHE?
 di Iole Natoli


Egregio Presidente del Consiglio, Egregia Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti,