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Chi vuol gettare discredito
sulla massima autorità dello Stato provi a inventarsi qualcosa di diverso
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Sulla vicenda della grazia a Nicole Minetti si leggono e si sentono
dichiarazioni tra le più contraddittorie e superficiali, perfino quando fatte
in buonafede. L’art. 87 (Titolo II) della Costituzione enuncia al comma 11 che il Presidente della Repubblica «può concedere grazia e commutare le pene». Non dice altro ma occorre ora verificare IN CHE MODO tale prerogativa va gestita, dunque a quali dispositivi del codice penale e di quello di procedura penale è collegata. Il comma 1 dell’ art. 174
del Codice Penale recita: «L'indulto o la grazia condona, in tutto o in
parte, la pena inflitta, o la commuta in un'altra specie di pena stabilita
dalla legge. Non estingue le pene accessorie, salvo che il decreto disponga
diversamente, e neppure gli altri effetti penali della condanna». Andiamo ora all’art. 681
del Codice di procedura penale qui riprodotto in foto. Nel comma 2 si esplicita la procedura da seguire per il condannato
detenuto o internato. Questa prima parte del comma non riguarda dunque la
situazione di Minetti, che corrisponde invece alla seconda parte dello stesso
comma, in cui si esplicita: «Se il
condannato non è detenuto o internato, la domanda può essere presentata
al predetto procuratore generale, il quale, acquisite le opportune
informazioni, la trasmette al ministro con le proprie osservazioni». Soffermiamoci ora sul comma 4. «La grazia può essere concessa anche in
assenza di domanda o proposta. Emesso il decreto di grazia, il pubblico
ministero presso il giudice indicato nell'articolo 665 ne cura la esecuzione
ordinando, quando è il caso, la liberazione del condannato e adottando i
provvedimenti conseguenti». Mi auguro che le tante approssimazioni e talora farneticazioni con cui
si è tentato di sporcare la figura del Presidente della Repubblica, illazioni
che hanno trovato eco purtroppo anche in persone abitualmente poco disposte a
essere brutalmente manipolate, abbiano ora termine. |
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30.04.2026 |
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Sullo stesso tema: “Sulla recente #GRAZIA a Minetti concessa dal #PRESIDENTE #MATTARELLA” |
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Libere riflessioni asistematiche su questioni e accadimenti politici
giovedì 30 aprile 2026
Il #PRESIDENTE #MATTARELLA, la normativa vigente e la #GRAZIA
mercoledì 29 aprile 2026
Sulla recente #GRAZIA a Minetti concessa dal #PRESIDENTE #MATTARELLA
Si può pretendere che la
decisione presidenziale sulla Grazia esuli dalle motivazioni addotte, per
adattarsi all'accettazione del pubblico?
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Leggo su FB una raffica di affermazioni emotive e non sto a commentarle tutte in attesa di nuove verifiche sui fatti. Mi interessa però precisare alcune cose. Chi suppone che il Presidente abbia una sorta di responsabilità personale, nella concessione eventualmente erronea che sarebbe avvenuta, tralascia alcuni elementi fondamentali. Il Presidente non ha competenze istruttorie sul merito, né dispone di strumenti specifici in proposito. Si limita a controllare la rispondenza del provvedimento che gli viene proposto alla normativa vigente e poi valuta secondo quella DISCREZIONALITÀ che la Costituzione gli attribuisce e riconosce (discrezionalità, dunque, non soggetta a giudizio altrui). Quando leggo che ”trattandosi di Minetti” avrebbe dovuto chiedere a priori supplementi di controlli a Nordio o alla Procura o al primo passante per via, trovo che si stia commettendo più di un errore. La grazia concessa alla donna è stata motivata, infatti, dal supremo interesse di un minore in condizioni di estrema difficoltà e bisognoso di assistenza continuativa, anche a causa di cure chirurgiche erogate e da erogare all’estero. Pretendere che fosse negata solo perché la richiedente era ed è Nicole Minetti significa far ricadere sul figlio le colpe passate e accertate della madre adottiva (legame reso pubblico da Minetti stessa), considerate peraltro maggiori di quelle di un delinquente omicida. Vuol dire introdurre in sostanza una discriminazione nei confronti del figlio e questo il Presidente non lo avrebbe mai fatto. Inoltre, quando ci si chiede perché, pur potendo negarla, il Presidente
abbia deciso di concederla, si dimentica che Mattarella è un cattolico
convinto. Se a un cattolico convinto mostri una “redenzione” consistente
nella trasformazione di una persona già motivatamente condannata in una sorta
di Madre Teresa di Calcutta, che si prende cura di tanti minori e poi ne
adotta uno in particolare difficoltà per curarlo, accudirlo, assisterlo
eccetera, un fervente cattolico si sente toccato nel profondo del cuore. Io non sono credente. Sono la personificazione del dubbio e non delle certezze. A causa della mia dubbiosità radicale, non avrei visto una nuova Madre Teresa all’opera. Sono più dubbiosa di quanto si narra sia stato San Tommaso. Non si può tuttavia impedire a un cattolico di credere nella Grazia divina e nei miracoli. La nostra Costituzione impone il rispetto delle coscienze altrui e vorrei che ce lo ricordassimo anche in un caso come questo, che riguarda la coscienza morale e religiosa del nostro Presidente. Semplicemente, ha creduto di dover credere. Le responsabilità, SE quanto scritto dal Fatto dovesse risultare veritiero oltre che verosimile, sarebbero, a parer mio, di chi ha condotto le verifiche che hanno dato luogo all’istruttoria. Nordio non mi sembra il principale soggetto “imputabile”, almeno sinora e salvo nuovi sviluppi. Se colpa c’è, va rintracciata innanzi tutto alla fonte, che in questo caso è chi ha espletato le indagini sotto il controllo della Procura milanese. |
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29.04.2026 |
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Successivamente, sullo stesso tema: “Il #PRESIDENTE
#MATTARELLA, la normativa vigente e la #GRAZIA”
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