martedì 24 marzo 2026

#REFERENDUMGIUSTIZIA 2026 / PERCHÉ NON HA VINTO IL SÌ


LE RAGIONI PRINCIPALI DI UN “NO”
Tiriamo le somme
Di Iole Natoli  

In ogni appello referendario bisogna tener conto di due fattori: i contenuti della proposta e la campagna per sostenerla. Nel caso specifico, la proposta aveva diversi punti deboli:

1 – non affrontava i problemi concreti della giustizia ma prometteva soltanto punizioni per tutti, anche per coloro che, solo a causa delle inefficienze del sistema operativo (scarso numero del personale e insufficienza dei mezzi) a cui si stava evitando di provvedere, finivano col produrre risultati pesanti per la popolazione non per propria colpa;

2 – disegnava una formula compositiva dell’Alta Corte con sistemi differenti e punitivi nei confronti dei magistrati, con una scelta effettiva dei componenti estratti solo successivamente dalla platea eletta, per la componente laica, e un sorteggio secco, cioè senza elezioni e scelte, per la componente togata;

3 – smentiva le motivazioni addotte per la necessità della riforma, che erano di evitare la vicinanza tra PM e Giudici, dato che le due categorie tornavano a essere affiancate nell’Alta Corte;

4 – prevedeva una soluzione risibile per i ricorsi, dato questi sarebbero stati gestiti da membri diversi della stessa Corte, cosa che non garantiva minimamente l’assenza di possibili influenze da consorterie subentrate.

Esaminiamo adesso l’altro fattore, cioè la campagna che è stata condotta.

Ora, se è vero che in entrambe le campagne ci sono stati scivoloni e pessime scelte comunicative, vanno rilevati alcuni particolari importanti.

5 – Una cosa è che gli svarioni logici siano proposti da semplici sostenitori dei due fronti contrapposti, un’altra che siano espressi da persone autorevoli, rappresentative di ciascuna delle due parti. Un’altra ancora, ben più grave, è che svarioni e falsità siano strombazzati da alti rappresentanti del Governo (in ordine cronologico Nordio e Meloni), di quello stesso Governo che aveva blindato la legge di riforma impedendo persino ai propri parlamentari una discussione sugli emendamenti. Non si dovrebbe/potrebbe mettere fuori gioco il Parlamento nemmeno in occasione di leggi ordinarie, MENO CHE MAI per una legge costituzionale;

6 – la strumentalizzazione di defunti cari a buona parte dell’opinione pubblica (Tortora, Pannella, Falcone), in funzione di appoggio non all’idea di separazione delle carriere bensì a una separazione attuata con le incongruenze e gli errori già evidenziati, è stata percepita come offensiva verso chi non poteva esprimere un pensiero autonomo perché non più in vita e come ingannevole verso la popolazione votante. Foto dei defunti sono state agitate come immaginette religiose, in grado di operare il miracolo di un’adesione al Sì a dispetto delle carenze della legge.

Il NO a quella legge è stato determinato sia dai contenuti contraddittori sia dalla campagna insensata dei suoi rappresentanti maggiori. Quando un Governo esercita il suo potere per impedire il confronto parlamentare, mentendo spudoratamente pur di vincere, la popolazione più avvertita si spaventa e corre ai ripari.
Costituzione alla mano vota NO.

 

24 marzo 2026

 

 © Iole Natoli

 

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